Gli uomini preferiscono le donne in rosso? (Parte 2)



La cultura occidentale, in accordo con numerosi e sorprendenti studi ed esperimenti psicologici, mostra in modo evidente il forte legame tra il colore rosso e le emozioni relative all’amore, la passione, l’erotismo e la sensualità. Sembra, infatti, che una lunga serie di indagini sperimentali effettuate in campo psicologico abbia mostrato una relazione particolarmente vigorosa e potente tra il colore rosso e le reazioni maschili di attrazione e trasporto passionale: una donna vestita di rosso può davvero sedurre e richiamare a sé le attenzioni degli uomini con una forza statisticamente maggiore rispetto alle signorine che preferiscono abiti dalle differenti tonalità...



Il rosso nella cultura: storia, letteratura, arte e sessualità

L’associazione del rosso ad elementi riguardanti la seduzione e la passione romantica ha origini molto remote, risalenti agli antichi rituali di fertilità praticati dalle tribù primitive mediante l’atto di dipingere il viso ed il corpo con l’ocra rossa, simbolo del sangue, rappresentante della vita che scorre nelle vene, ed in particolare del sangue mestruale, garante di fecondità.  

Il rossetto rosso, al giorno d’oggi amato da tutte le donne alla ricerca di un look classico ed un po’ audace, ha rappresentato nel passato un segno di adulterio e stregoneria, nell’Inghilterra del XVIII secolo, oppure di nobiltà, durante il regno di Elisabetta I di Inghilterra, amante del rosso porpora per esaltare il bianco candido della sua pelle. I primi decenni del Novecento, invece, hanno visto nel rossetto rosso un simbolo di emancipazione femminile, grazie ai manifesti delle suffragette, in lotta per la libertà delle donne ed il diritto al voto, in risposta agli anni di repressione e morigeratezza imposti dall’epoca vittoriana.

Anche la letteratura sembra accostare storicamente il colore rosso a significati legati alla sessualità, in particolar modo quella femminile: un esempio lampante può essere individuato nella celebre Lettera Scarlatta indossata dalla protagonista dell’omonimo romanzo di Nathaniel Hawthorne, icona di un peccaminoso adulterio e di una esplicita ed illecita sessualità. Alcune riletture psicoanalitiche della fiaba di Cappuccetto Rosso, poi, individuano nel colore del cappuccio della bimba protagonista il simbolo della transizione dall'infanzia all'adolescenza, con la scoperta delle nuove pulsioni sessuali e le relative emozioni di stupore, paura ed eccitazione (rappresentate, nella storia, dal pericoloso lupo).

Un simile legame allegorico tra il rosso ed una promiscua ed intensa eroticità al femminile è ben visibile in molti dei controversi dipinti del Caravaggio, accusato di aver ritratto la Madonna dall’abito scarlatto ispirandosi alle vesti delle prostitute, all’epoca distinte dalle donne moralmente ineccepibili attraverso il rosso acceso dei loro abiti.

Oggi il colore rosso viene socialmente accostato al romanticismo ed all’amore, come nel caso del vibrante merchandising legato ai festeggiamenti di San Valentino, così come alla passione erotica dei celebri quartieri “a luci rosse”.





Le spiegazioni biologiche e filogenetiche

Eppure, al di là delle valenze socio-culturali, quelle che realmente possono sorprendere sono le spiegazioni biologiche e filogenetiche, grazie alle quali è possibile offrire una risposta scientificamente e psicologicamente fondata sulla relazione tra il colore rosso e l’attrazione maschile verso le donne che lo indossano sul corpo e sul viso. L’attrazione verso il colore rosso, più che verso le altre tonalità, sembra avere, infatti, radici biologiche, genetiche ed evolutive molto precise.

Lo studio e l’osservazione dei primati e del loro sviluppo ha dato modo di evidenziare alcune caratteristiche fisiche e comportamentali di questi mammiferi che, in qualche modo, rimandano all’evoluzione del genere umano: a causa degli elevati livelli di estrogeni nel corpo durante il periodo fertile dell’ovulazione, un maggiore afflusso di sangue sotto la superficie della pelle nelle aree dei genitali, del petto e del volto delle femmine dei primati (come nel caso degli scimpanzé e dei babbuini) rende tali  zone del corpo più arrossate alla vista del maschio, “avvertito” dalla natura dell’inizio del periodo degli accoppiamenti. La colorazione rossa diviene, così, un segnale sessuale preciso, biologicamente pianificato per facilitare la riproduzione e l’evoluzione della specie.

Le femmine umane non vivono il periodo ovulatorio con manifestazioni così chiare e lampanti di fertilità, eppure i ricercatori hanno documentato la presenza di segnali fisiologici, psicologici e comportamentali evidenti, legati alla riproduzione. Come accade alle femmine dei primati, anche nel corpo di una donna i livelli più alti di estrogeni in occasione dell’ovulazione generano “sintomi” associabili ad un inconscio richiamo a sé del maschio, come alcuni cambiamenti ormonali legati alla pelle che appare più luminosa ed idratata (e, con essi, la tendenza inconsapevole a scegliere abiti più succinti che lascino scoperte porzioni di pelle più ampie), assieme ad un maggiore desiderio sessuale.

Dal punto di vista biologico e filogenetico, il rosso sembra poi essere atavicamente ed inconsciamente associato, nella mente umana, al colore del cibo e, dunque, alla possibilità di sopravvivere. Pare che alla base del legame culturale tra il colore rosa (o fucsia, dalla gradazione vicina al rosso scarlatto) e la femminilità vi sia la primitiva usanza che vedeva le donne incaricate di procurare bacche e frutti dal colore rossiccio, risorse alimentari necessarie alla sopravvivenza proprio come la carne animale, anch’essa rossa ed insanguinata prima della sua cottura. 

Il sangue stesso, elemento dall’accesa tonalità scarlatta, rappresenta filogeneticamente (e psicologicamente) il simbolo per eccellenza di vitalità e sopravvivenza, fin quando scorre nelle vene portando con sé la vita.

Il colore rosso, dunque, permane nell’inconscio maschile in quanto segno evidente ed innegabile di vita, grazie al lavoro della natura, riattivando costantemente ed automaticamente, nella memoria, il significato sessuale ed evolutivo di questa tonalità. Grazie a queste spiegazioni sociali, culturali e biologiche è possibile confermare, così, gli esperimenti psicologici, apparentemente un po’ curiosi ma, in realtà, scientificamente fondati, circa l’attrazione dell’uomo per il colore rosso.


Il rosso e l'amore: alcune curiosità

Alcune curiosità sul rosso e la sua valenza storica e culturale possono, inoltre, offrire nuove risposte ed ulteriori spiegazioni al legame tra questo colore e la rappresentazione dell’amore e del romanticismo. La storia antica, la mitologia e l’alchimia hanno visto il rosso associarsi a Venere, la dea dell’amore, assieme al rame, un metallo dalla tonalità rossiccia dall’elevata capacità di fusione con altri metalli: tale proprietà, assieme alle caratteristiche di malleabilità e duttilità proprie del rame, simboleggiava così il potere dell’amore di fondere ed unire le anime ed i cuori.

Il rosso del fuoco, ancora, nella Psicologia del Colore indica la capacità di illuminare e riscaldare, così come l’elemento grazie al quale trasformare i cibi e renderli commestibili, nutrendo il corpo e permettendo la sopravvivenza. Il rosso, come il colore del fuoco, rappresenta dunque la fiamma che dona la vita.

La percezione del colore rosso, infine, si manifesta ad un livello fisiologico in modo molto evidente e perfettamente osservabile: guardare oggetti e scenari dalle gradazioni accese di rosso e di arancione, infatti, provoca un aumento del battito cardiaco e la produzione di adrenalina, rendendo il corpo pronto all’azione. Questo legame tra il rosso e l’azione fisica è riscontrabile nell’associazione di questo colore ai segnali di pericolo.






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